Una comunità che condivide

Agape: un piccolo – se piccolo si può chiamare – luogo al limite di Prali; un insieme di pietre, legno e amore.

Anche quest’anno, come per me è ormai una tradizione da quasi dieci anni, ho avuto l’onore di poter partecipare a uno dei campi estivi: è stata la volta del mio primo campo cadetti, per adolescenti dai 14 ai 17 anni.

Durante il campo si è parlato a lungo di comunità, in ogni modo possibile e immaginabile: di comunità di Agape e comunità di Prali, di comunità come gruppo, di insieme di persone con cose in comune o meno.

Parlando di comunità, è stato ovvio e necessario parlare di regole: un gruppo necessita di un insieme di regole per poter vivere bene insieme, perciò esistono le regole scolastiche, le leggi, le regole durante le lezioni di scuola domenicale o di catechismo; ad Agape, però, non si tratta solo di vivere bene, si tratta di condividere ogni momento, di passare ogni attimo in compagnia di persone che conosciamo o meno ma con le quali a fine campo abbiamo instaurato certamente un rapporto, stretto o meno.

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Perché “certamente”? Perché gli anni del Campo Cadetti sono quelli dell’adolescenza dove le amicizie si creano con uno schiocco di dita e nello stesso modo si distruggono; sono gli anni delle piccole scelte e dei grandi sogni. È facile instaurare un rapporto con persone con cui passi tutto il tuo tempo per dieci giorni, così come è assolutamente impossibile non instaurare un rapporto con la staff, che quest’anno è stata davvero fantastica e fantasiosa.

E con questo, invito ogni persona che abbia letto questo articolo a partecipare a un campo ad Agape, perché Agape è uno di quei luoghi, di quelle esperienze, che ti rimangono dentro, sempre.

Dal Campo Cadetti/e 1,

Rachele Mund

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