Un giorno nella vita di un (residente) Agapino

La maggior parte dei giorni si assomiglia abbastanza, abbiamo una lista delle cose da fare che ci dividiamo dopo la colazione, quando ognuno e ognuna di noi si sposta nel proprio settore: spazzare i pavimenti, fare il bucato, pulire i bagni, spostare della sabbia; tutte quelle attività banali che sono necessarie a questo grande Centro per restare aperto. Ma al di là della manutenzione ordinaria scorre una vita che banale non è per nulla.

Borgata Agape, a Prali, ha una popolazione di undici abitanti, tutti membri a tempo pieno del Gruppo Residente: ognuno e ognuna di noi ha le proprie forze e talenti e lavora, ciascuno/a  a suo modo, per il miglioramento di Agape. Lavoriamo bene fra di noi, non importa come siano divise le squadre di lavoro. Come capita spesso fra persone che vivono sotto lo stesso tetto per un lungo periodo, siamo diventati qualcosa di più che colleghi e colleghe, diventando una famiglia.

Come residenti, ci aiutiamo l’un l’altro/a, non solo per quanto riguarda il lavoro di Agape, ma anche emotivamente e spiritualmente. Mangiamo insieme quasi ogni pasto, componiamo puzzle e guardiamo film insieme; insieme ridiamo, piangiamo, festeggiamo e siamo tristi; ogni membro del gruppo si prende cura degli altri e delle altre. Spesso ci riposiamo attorno al camino in salotto suonando e cantando: quest’anno abbiamo un Gruppo Residente molto portato per la musica e la maggior parte di noi canta nella Corale della Chiesa Valdese di Prali.

Ma non c’è solo il tempo in famiglia: abitare ad Agape è il nostro lavoro. Molto spesso ospitiamo nel Centro grandi gruppi: di frequente sono gruppi autonomi, classi universitarie o feste di compleanno, ma accogliamo anche organizzazioni della Chiesa e chi partecipa ai campi tematici ogni estate. Il momento più frenetico del lavoro di agape è la visita di un gruppo: per questo motivo il Gruppo Residente è grato al Campolavoro che lo aiuta ad alleggerire il proprio carico.

Vale la pena lavorare senza sosta, qualsiasi sforzo ciò comporti, perché riusciamo a mostrare agli ospiti e alle ospiti una grande accoglienza e doniamo loro una bella esperienza ogni volta che vengono. Vedere la gioia sul volto dei campisti e delle campiste ci fa capire che si può fare la differenza nel mondo. Vorrei poter continuare a raccontarvi la vita di Agape, ma è l’ora di andare a lavare il salone: abbiamo un gruppo, questo fine settimana…

Rev. Chilo Brackett Garrou Forsyth, residente ad Agape, 2017-2018

Una comunità che condivide

Agape: un piccolo – se piccolo si può chiamare – luogo al limite di Prali; un insieme di pietre, legno e amore.

Anche quest’anno, come per me è ormai una tradizione da quasi dieci anni, ho avuto l’onore di poter partecipare a uno dei campi estivi: è stata la volta del mio primo campo cadetti, per adolescenti dai 14 ai 17 anni.

Durante il campo si è parlato a lungo di comunità, in ogni modo possibile e immaginabile: di comunità di Agape e comunità di Prali, di comunità come gruppo, di insieme di persone con cose in comune o meno.

Parlando di comunità, è stato ovvio e necessario parlare di regole: un gruppo necessita di un insieme di regole per poter vivere bene insieme, perciò esistono le regole scolastiche, le leggi, le regole durante le lezioni di scuola domenicale o di catechismo; ad Agape, però, non si tratta solo di vivere bene, si tratta di condividere ogni momento, di passare ogni attimo in compagnia di persone che conosciamo o meno ma con le quali a fine campo abbiamo instaurato certamente un rapporto, stretto o meno.

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Perché “certamente”? Perché gli anni del Campo Cadetti sono quelli dell’adolescenza dove le amicizie si creano con uno schiocco di dita e nello stesso modo si distruggono; sono gli anni delle piccole scelte e dei grandi sogni. È facile instaurare un rapporto con persone con cui passi tutto il tuo tempo per dieci giorni, così come è assolutamente impossibile non instaurare un rapporto con la staff, che quest’anno è stata davvero fantastica e fantasiosa.

E con questo, invito ogni persona che abbia letto questo articolo a partecipare a un campo ad Agape, perché Agape è uno di quei luoghi, di quelle esperienze, che ti rimangono dentro, sempre.

Dal Campo Cadetti/e 1,

Rachele Mund

Siamo in onda!

L’estate di Agape prosegue svelta tra un campo e l’altro, un susseguirsi di persone sempre diverse animano il centro di molte voci. Ad Agape infatti si può trovare il silenzio della montagna e della natura, ma nella stagione calda risuona in continuo di musica, dibattiti, risate, chiacchiere, conferenze, film, spettacoli, canti. Da sempre in questo centro ci si chiede quanto i temi discussi e l’esperienza vissuta quassù riescano a uscire dal contorno delle alte montagne per raggiungere orecchie  lontane. E’ un tema sempre aperto quello della capacità e necessità di Agape di uscire dalle proprie mura per portare il proprio messaggio al di fuori e per confrontarsi con il mondo e altre realtà che si occupano di temi simili e perseguono obiettivi affini.

Da quest’estate una piccola novità si muove in quella direzione. A partire da giugno infatti, con l’inizio del primo campo estivo, il PC2 (pre-cadetti 2), è andata in onda Radio Agape sulle frequenze di Radio Beckwith Evangelica. Questa emittente con sede a Torre Pellice, molto presente nel mondo valdese e vicina al mondo di Agape, ospiterà infatti per tutta l’estate questo nuovo programma.

“Un estate, dodici campi, 12 prospettive. La montagna di Prali, il mondo e le nostre valli raccontate dalle voci di Agape Centro Ecumenico” così iniziano tutte le puntate di Radio Agape che di settimana in settimana raccontano cosa succede nei diversi campi estivi. Ogni campo sceglie una propria playlist e decide come intrattenere gli/le ascoltatori/trici: interviste ai campisti e alle campiste, descrizione di attività, riflessione sui temi centrali della settimana. Un’ora a settimana per sintonizzarsi su quello che succede nel centro, seguire l’evoluzione dell’estate “agapina” e cogliere, anche solo in parte, le diverse anime del centro.

La collaborazione con l’emittente radiofonica torrese però non si ferma qui: per alcuni campi infatti sono previste delle dirette facebook su alcuni momenti importanti da condividere in maniera più completa. Le dirette facebook verranno riprese dalla radio e compariranno sulla pagina facebook Radio Beckwith Evangelica, condivise poi sul profilo di Agape: potranno essere conferenze, culti, momenti di condivisione o attività particolarmente significative.

Quindi restate sintonizzati su Radio Becwith Evangelica, ogni giovedì dalle 20.00 alle 21.00 o in replica il sabato alle 15.00 e seguite le pagine facebook della radio e di Agape per sentire e vedere la vita del centro.

Picche, carriole e sorrisi

Picche, zappette, coltellini, mani nude, corde, carriole e sorrisi. Il gruppo residenti e una ventina di amici e amiche di Prali lavorano e ridono insieme sulle scale di Agape durante uno splendido pomeriggio di metà maggio.
Tutto è nato a gennaio durante una riunione quartierale (incontri serali scadenzati in quartieri o borgate diversi nelle comunità valdesi) in cui ci hanno raccontato che un tempo erano i fiori a dare il benvenuto a chi arrivava ad Agape, ornando la scalinata con colori e profumi. Questo paragone non era una critica, bensì una proposta di collaborazione e anche la dimostrazione dell’attenzione diffusa verso un posto amato che esige cure immense.

Tra le regole che l’attuale gruppo residenti si è dato riguardo il proprio benessere in comunità c’è quella del tempo condiviso e oggi ne è dimostrazione. I villaggi alpini come Prali vivono grandi sfide climatiche ma anche comunitarie da secoli e hanno molto da insegnare. Durante le riunioni quartierali ci ha sorpreso particolarmente come per loro sia un’ovvietà l’aiuto reciproco quotidiano, fatto di piccole accortezze e atti di bontà non casuali: un lascito residuale della forza di coesione che si sentiva prima, fino a metà ‘900, quando le cose da fare erano molte e lo sforzo era sempre sostenuto da tutte e tutti come una rete in cui ogni puntello fa uno sforzo irrisorio rispetto al peso che sta al centro.
Un po’ come le reti della biodiversità di questi boschi, anche le reti umane hanno bisogno di essere ricche e sane nei loro singoli elementi. Nei momenti in cui vacillano o iniziano a mollare i legami della rete, il peso diviene presto insostenibile a discapito di tutta comunità o dell’ecosistema. Fare cose insieme è sia cura che prevenzione perché infoltisce le relazioni e vivifica le forze.

La comunità durante i suoi sforzi strategici e manuali comuni rivela la sua potenza insostituibile, insieme come oggi quando dopo un apericena al tramonto, abbiamo concluso in bellezza con il riposizionamento della croce di Agape, caduta quest’inverno durante una notte tempestosa quando il vento piegò le staffe metalliche e la base cedette a causa del lavorio delle mega-formiche agapine sul legno interrato. Le donne guardavano, consigliavano e ogni uomo a capo di una corda, ha sollevato la pesante croce, apparentemente senza sforzo.
Quella del potenziale umano è una rete multicolore, regolare e armonica, pur nei suoi contorni variegati ed è ben visibile quando inventiva, solidarietà e piacere condiviso si uniscono in attività sincrone.
Grande riconoscenza e una buona stagione dei fiori a tutti e tutte!

Sara Marta Rostagno

Da un grande potere deriva una grande responsabilità

dscf5939Da un grande potere deriva una grande responsabilità: questo il titolo della Staffissima, svoltasi quest’anno dal 24 al 26 marzo, un campo che vede protagoniste tutte le staff dei campi proposti da Agape.

Durante queste giornate, infatti, le staff da una parte iniziano – o portano a termine – i lavori per la realizzazione dei campi e, dall’altra, approfittano di questo momento insieme per conoscersi, incontrare il nuovo Gruppo Residente, condividere problemi e riflessioni, con l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti e tutte conoscenze ed esperienze e di tracciare insieme un cammino comune.

Le attività sono state proposte dal Consiglio di Staff che, insieme con la Direzione, ha raccolto le criticità emerse dalle staff a fine estate o insorte durante lo svolgimento dei campi e ha creato, per questo campo, occasioni per discuterne, ribadendo anche l’importanza e la responsabilità che fare staff ad Agape comportano. Come base per tutto ciò, le linee pedagogiche di Agape, il Vademecum per il lavoro nelle staff e il Documento sulla formazione di Agape, che ogni anno vengono ripercorsi e ridiscussi.

Obiettivo e risultato del primo momento comune è stato quello di creare un patto da presentare a laboratoristi/e e relatori/trici, in modo che chi come tale si avvicina e partecipa alla vita di Agape abbia un’idea del significato di questo progetto, della sua storia e delle sue regole, con particolare riguardo ai campi per minori e alla responsabilità pedagogica che si viene a creare e sussiste anche al di fuori delle attività svolte.

La responsabilità è tornata a essere discussa nelle attività successive. Un semplice gioco ci ha portato a creare una fotografia comune delle staff e delle esperienze che ogni persona ha vissuto nel contesto di Agape e di come,quindi, sia responsabilità di ognuno e ognuna condividere le esperienze e le conoscenze acquisite a beneficio della staff, in un continuo processo di apprendimento e formazione. La rilettura delle linee pedagogiche di Agape ci ha ricordato gli obiettivi che stanno alla base del lavoro delle staff ma ci ha anche posto di fronte ai problemi che questo comporta per

alcuni individui o gruppi: come riconoscersi in queste linee? Come interpretarle? Come renderle contemporanee e condivise? L’attività era volta a capire i perché di questi spunti, conoscerli più a fondo e quindi comprenderli e poterli, così, meglio applicare.

Ancora sulla responsabilità ci si è interrogati, discutendone caldamente, durante il gioco di schieramento che ha visto le staff prendere posizione su temi quali il ruolo educativo durante le attività o al di fuori di esse, le regole condivise durante i campi e la libertà.

Alla fine dei tre giorni, il Direttore e la Vicedirettora hanno tenuto un discorso, ricordando con affetto Demetrio e riconoscendo i frutti del suo impegno e del suo amore, ringraziando ognuno e ognuna per la loro dedizione e l’apporto che danno al Centro. Il lavoro che è stato fatto e si fa è immenso: tutto ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di tutte e tutti.

Luisa Meytre, Consiglio di  Staff

Dal Campo Formazione…

1926629_10152346245826203_8661728972550823820_nA inizio dicembre si è tenuto ad Agape il Campo Formazione e Progettazione, al quale ho partecipato quest’anno per la prima volta. Prima di allora non avevo mai preso parte a un campo del genere e, ad essere sincera, non avevo mai neanche considerato la possibilità di far parte di una staff. Nell’ultimo periodo, però, ha cominciato a balenarmi in mente l’idea di intraprendere questa strada, dopo svariati campi Cadetti e qualche esperienza di campolavoro.

Parlando con alcuni miei coetanei e coetanee, che avevano con me partecipato ai campi Cadetti estivi e invernali, è emerso che la fine dell’esperienza dei campi per minori rappresenta, per alcuni e alcune, una fine definitiva: “Agape non sarà più bella come era prima, non so se ci tornerò…” mi sono sentita ripetere varie volte. Devo ammettere che anche io, inizialmente, ho provato la paura di non poter più sentire, dopo aver vissuto tante esperienze meravigliose, la magia che Agape aveva sempre portato con sé in questi anni. Questi timori iniziali, però, hanno lasciato spazio alla voglia di conoscere e scoprire questo luogo anche attraverso altri percorsi, prendendo parte alla vita comunitaria in vesti nuove; il campo Formazione è stato per me, quindi, come ogni “prima volta” un’esperienza strana, inedita e diversa che, tuttavia, mi ha dato la possibilità di guardare Agape da una nuova prospettiva, permettendomi di osservare questo Centro con occhi diversi e facendomi anche ritrovare la “magia” che temevo quasi di aver perso.

Attraverso le varie attività proposte in questi intensissimi giorni, siamo stati chiamati e chiamate a interrogarci circa il tema dell’inclusione: cosa si intende realmente per inclusione? Quali sono gli elementi che la favoriscono e quali, invece, la limitano? Riusciremo mai a dare una definizione esaustiva di questa parola?

Inizialmente, abbiamo provato a rispondere a queste difficili domande focalizzandoci su Agape, che apre le sue porte a qualunque persona voglia prender parte alla sua vita comunitaria. Successivamente, però, ci siamo concentrati anche su altri aspetti che potrebbero rappresentare degli ostacoli ad Agape: anche in un luogo votato all’inclusione, ci sono problemi che tanti e tante di noi non avevano magari mai preso in considerazione.

Abbiamo avuto in questi tre giorni anche l’occasione di considerare il mondo delle disabilità, riflettendo su come poterci concretamente rapportare a questa tematica: durante un’attività ci siamo immedesimati e immedesimate in un disabile, rendendoci conto sulla nostra stessa pelle di quali e quanti potessero essere gli elementi limitanti l’inclusione e comprendendo come far sì che questi possano essere eliminati, favorendo la partecipazione attiva di chiunque.

Parallelamente alle attività sul tema centrale, ci siamo ritrovati faccia a faccia, tanti e tante di noi per la prima volta, con l’organizzazione di un campo: in piccoli gruppi abbiamo dovuto preparare, infatti, dei giochi per un ipotetico campo. Per la prima volta, mi sono resa conto di quanto questo sia un processo complicato e lungo: prima di quel momento, avevo sempre preso parte a queste attività senza mai preoccuparmi più di tanto del lavoro che ci stava dietro.

Abbiamo compreso quanto, anche nella preparazione di semplici giochi, magari anche per bambine e bambini, sia importante prendere in considerazione le esigenze di ognuno e ognuna affinché non si sentano mai esclusi ed escluse dalle attività proposte.

Sicuramente, il campo Formazione mi ha lasciato tante idee nuove nella testa e tanta voglia di riflettere su aspetti che prima neanche conoscevo o che comunque non avevo mai considerato. Adesso non vedo l’ora di entrare a far parte di una staff, quella del campo Precadetti/e 2, con la quale sono impaziente di cominciare a lavorare a partire dalla Staffissima, che si terrà dal 24 al 26 Marzo!

 

Susanna Mancini

Consiglio di staff, questo sconosciuto…

Centro_estateFaccio parte del consiglio di staff e dopo ormai tre anni di attività di questo neo-nato gruppo di lavoro, è ancora difficile capire come interviene nella vita di Agape, forse perchè ancora non viene sfruttato appieno e i suoi doveri non sono bene definiti. Il mandato ufficiale vede come compito principale quello di offrire alla staff dei campi “la supervisione nei momenti di criticità e l’accompagnamento nel loro percorso”. Io e miei compagni/e non siamo esperti, non abbiamo le soluzioni e non abbiamo le risposte, ma abbiamo esperienza nella vita di agape e offriamo un punto di vista, uno sguardo, che sia il più possibile esterno e uniforme. L’obiettivo è che ogni staff possa fare il proprio percorso individuale, ma possa anche far parte del progetto Agape in un continuo gioco di scambi di saperi ed esperienze dirette. Per fortuna di momenti di scambio ce ne sono tanti, ma al consiglio di staff spetta l’importante compito di facilitare una comunicazione di questo tipo. Ecco perchè durante la Staffissima, al consiglio di staff è chiesto di gestire uno o più momenti tutti insieme in modo che tutte le staff presenti possano lavorare come un gruppo unico anche se solo per mezzo pomeriggio. Forse adesso esagero, così sembra che siamo un gruppo di grandi pensatori e strateghi della comunicazione, in realtà facilitiamo il dialogo che per fortuna già avviene perchè al di là di un po’ di sana competizione e scherzi tra staff, che fanno bene all’umore, c’è molta voglia di raccontare quello che si fa e il confronto col lavoro degli altri gruppi e quasi sempre all’ordine del giorno.

Uso termini strani quali staffone, staffissima, staff staffissima e via dicendo, ma non sono pazzo. Forse do per scontato tante cose e magari non tutti sono al corrente del grosso cambiamento che è avvenuto a livello di formazione e composizione delle staff. Sarò breve, non me ne voglia chi ha passato mesi a discutere a ripensare un modello formativo intero.

Il nuovo modello della formazione di Agape non prevede più dei momenti formativi per così dire istituzionalizzati, ma non li esclude nemmeno. Semplicemente si è deciso che la particolarità dell’offerta di Agape, quella che la contraddistingue e la rende speciale, è il lavoro fianco a fianco con chi di staff ne ha già fatte tante e il passaggio di saperi avviene in un continuo momento di formazione orizzontale tra pari. Questa è un’esigenza nata dalle staff stesse che Agape ha accolto e fatto sua, istituzionalizzando così una richiesta precisa di chi dedica molto tempo ad Agape. La formazione tra pari, ovviamente, non passa solo attraverso le singole staff ma nel confronto con le altre staff, motivo per cui la succitata staffissima. Questa staffissima è un normale weekend di riunione staff che però si svolge in date stabilite e ad Agape, dove tutti\e fanno riunione contemporaneamente. Per qualche staff sarà la prima riunione, per altre la seconda e per alcune addirittura l’ultima, quel che è certo è che per tutte è un weekend per conoscere i “colleghi” di altri campi, con l’occasione di vedere i volti di tutti coloro che impegnano il proprio tempo libero in nome dello stesso progetto. E’ un weekend davvero pieno e dal clima piacevolissimo.

Questo nuovo sistema può essere davvero all’avanguardia e può essere davvero nobile, ma è una sfida davvero grande perchè richiede molta responsabilità da parte di ogni gruppo staff che deve quindi essere in grado di autoformarsi, autorinnovarsi ed essere accogliente anche verso chi non si conosce, ma che può essere una preziosa risorsa per Agape, senza dimenticare che Agape stessa può essere un prezioso momento nel proprio percorso formativo e, perchè no, di vita. A un certo punto si potrebbe/dovrebbe arrivare addirittura a fare un passo indietro per “un bene superiore”.

Questa forse è la sfida più grande e più bella, che se riesce può riempire di orgoglio chi ne fa parte, ma se fallisce può altrettanto duramente deludere chi ci ha creduto. Molto, forse troppo, è quindi chiesto alla direzione di Agape che deve supervisionare tutto questo. Ci sono dentro difficili dinamiche, tempi stretti e tantissimi gruppi che richiedono attenzione anche contemporaneamente. I numeri sono alti e il lavoro da fare tanto per cui credo il più grande compito del consiglio di staff, seppure non esplicitato, sia quello di supportare e sostenere la direzione nella gestione delle staff, tenendo sempre un orecchio aperto su quello che succede perchè alla domanda di fare staff, la risposta “we are a weird group, we are worried an outsider won’t have a nice time” (siamo un gruppo particolare, temo che un outsider non si troverebbe bene), o la risposta no grazie, con te non lavoriamo, ma preferiamo invece avere lui non ha proprio niente di Agape. Ma proprio niente.

La cosa più dura, più faticosa e che porta anche ad alcune delusioni e proprio quella di evitare le derive di un progetto ambizioso perchè a volte il divertimento sembra più importante dell’impegno e il compito del consiglio di staff, per come lo vivo io, è quello di promuovere il più possibile un discorso inclusivo nei singoli gruppi di lavoro. Capita infatti che a fronte della voglia di organizzare un bel campo e ottenere bei risultati si rischia di fare scelte che non rispecchiano del tutto lo spirito di Agape, che è in primis una comunità unita a sostegno di chi ne ha più bisogno, dentro i campi così come nei gruppi staff. E su questo bisogna costantemente porre l’attenzione.

 

Michele Comba

Officine del futuro di Agape

Casa-residenti_campanileDal due al quattro gennaio 2017 Agape ha festeggiato l’inizio dell’anno con un nuovo progetto: le Officine del futuro, un’occasione per incontrarsi e trovare nuovi stimoli per la riflessione pedagogica e politica. A seguito di una riflessione riguardante la comunicazione verso l’esterno, si è deciso di dare testimonianza dell’intero evento tramite una diretta twitter (hashtag #OfficineAgape) e numerosi contributi raccolti sulla pagina Facebook di Agape, ottenendo feedback da alcune persone che non hanno potuto essere presenti.

Le persone partecipanti sono state circa trenta, quasi tutte residenti o ex-residenti, molte delle quali già impegnate in staff o nei comitati. Va evidenziata l’età media abbastanza alta, emblematica della difficoltà di coinvolgere la generazione più giovane – che frequenta assiduamente il Centro per il Campolavoro – nella riflessione teorica sul futuro del progetto Agape.

L’incontro è cominciato con la visione di Domani, un recentissimo documentario di Cyril Dion e Mélanie Laurent che, in cinque capitoli tematici – agricoltura, energia, economia, democrazia, istruzione – mostra alcune “alternative creative per un mondo diverso”.

Il film ha suscitato una discussione che ha occupato il tempo libero di campiste e campisti fino alla mattina successiva, aperta dal collegamento Skype con Cristiano Bottone, uno dei soci fondatori del nodo italiano del movimento della Transizione che mira a favorire il passaggio delle società contemporanee verso dei modelli sostenibili, aggiornando molte delle buone pratiche in uso fino ad oggi (prediligendo quindi per esempio modelli che prevedano una minore produzione di rifiuti che non semplicemente il riciclo di quelli prodotti).   Attraverso il racconto di questo approccio, basato sul bilanciamento dell’azione di testa, cuore e mani – la migliore informazione, l’attenzione agli aspetti relazionali e il lavoro tangibile –, il relatore ha portato esempi di progetti realizzati partendo dal basso come le Transition Town, realtà di convivenza dotate di orti comuni, monete a circolazione locale o riciclaggio di materiali di scarto all’interno della filiera produttiva.

Grazie agli spunti raccolti durante la mattina, nel pomeriggio il campo ha riflettuto in gruppi a proposito di alcuni macrotemi (ambiente e spiritualità, tecnologia e pedagogia, economia e benessere, migrazioni e genere), sviluppando paradigmi teorici e proposte concrete. E’ stata proposta una metodologia di lavoro secondo la quale i partecipanti dovevano immaginare ipotesi assurde: a partire da ragionamenti per assurdo si è provato a trovare vie innovative e creative per affrontare le sfide che oggi Agape è chiamata ad affrontare.Si è discusso successivamente in assemblea plenaria e tra le questioni sollevate si è parlato soprattutto dell’organizzazione del lavoro di Agape, della esportabilità del suo modello, e del rilancio della partecipazione agli eventi proposti.

Dopo una serata di danze e canti, durante l’ultima mattina di campo, ci sie è focalizzati su ciò che di pratico Agape può fare per rinnovare la propria proposta: si è parlato di accoglienza dei migranti e di temi trasversali per tutti i campi, di educazione alla tecnologia e di questioni di genere, di educazione non formale e di volontariato, di Campolavoro all’estero e di progetti nelle scuole, di cura della struttura e di programmazione pluriennale. Molte sono state le proposte pratiche, alcune delle quali hanno anche messo in discussione aspetti della vita di Agape dati per scontati, quali la validità dello strumento “campo”, la correlazione tra formazione e lavoro, l’importanza di un’omogeneità tra tutte le proposte del Centro.

Sono stati tre giorni intensi, pieni di discussione e nuove idee, ma troppo poco partecipati, per questo vogliamo rilanciare e condividere ancora l’hastah #OfficineAgape perchè lo spazio di discussione rimanga aperto. Limitare le proposte a qualche giorno l’anno è un peccato e per questo è sempre possibile comunicare le proprie idee, condividere dubbi o fare domande legate all’evento attraverso il profilo twitter @AgapeCE, la pagina Facebook di Agape e l’indirizzo email ufficio@agapecentroecumenico.org.

Anno nuovo, nuovi inizi…

Buon anno a tutti/tutte e bentornati/e su Agape Immaginaria!

Nell’ultimo anno sono cambiate un pò di cose rispetto alla gestione di questo mezzo di comunicazione: vorremmo ripartire, quindi, raccontandovi chi siamo e come lavoreremo d’ora in avanti.

Come molti e molte avranno notato, l’anno scorso non è stato pubblicato alcun numero di Agape Immaginaria: nuove esigenze ci hanno portato a creare il gruppo Agape Comunicazione, composto dalla redazione di Agape Immaginaria alla quale si sono aggiunti alcuni agapini esperti di tecnologia, grafica, social media e web, per trasmettere all’esterno ciò che succede quassù a Prali.

La redazione di Agape Immaginaria continuerà a occuparsi di produrre e raccogliere testi e articoli per condividere i contenuti e gli eventi del Centro e, in questo momento, può contare sui nomi di Daniele Parizzi, Giovanni Jarre, Michele Comba e Valeria Lucenti, ai quali si aggiungono, per il Gruppo Residente, Luca Casale e Olga Ithurburu. Con questo gruppo collaborano Francesca Gatto, Davide Velluto e Jacob Zucchi, che si occuperanno di progettare una revisione per il sito, aiutare il Gruppo Residente e la Direzione a gestire i profili sui social network e curare la parte grafica della produzione di nuovo materiale informativo e pubblicitario del Centro.

In questa riorganizzazione del gruppo, abbiamo ripensato anche i nostri metodi e i nostri strumenti, per provare a garantire un dialogo continuo tra dentro e fuori il centro: Il formato cartaceo della rivista “Agape Immaginaria” non esisterà più, gli articoli verranno pubblicati sulla sezione dedicata del sito. Inoltre, si cercherà di sfruttare maggiormente i mezzi di comunicazione social di cui Agape dispone.

Ripartiamo da qui, nella speranza di potervi tenere aggiornati e aggiornate il più possibile sulle tante attività del Centro. Saremmo felici di ricevere contributi, commenti, suggerimenti, per creare uno spazio digitale di dialogo e confronto che possa ulteriormente animare la discussione e la riflessione sui temi discussi ad Agape. Ci piacerebbe poter contare su di voi come lettori del sito, amici su Facebook, follower su Twitter e iscritti al nostro canale Youtube: per questo, di seguito riportiamo l’elenco di come e dove ci potrete trovare.

  • Sito agapecentroecumenico.org

  • Facebook: Agape Centro Ecumenico

  • Twitter: Agape Tweets (@AgapeCE)

  • Youtube: Agape Centro Ecumenico.

  • E-mail: immaginaria@agapecentroecumenico.org

Ci piacerebbe, in particolare, ricevere i video che negli anni passati sono stati prodotti sul Centro, per raccoglierli sul neonato canale Youtube.

Insomma, ripartiamo con una nuova marcia e speriamo di ricevere il supporto di tutta la comunità di Agape, per riuscire a svolgere nel migliore dei modi l’impegno che ci siamo assunti e assunte. In attesa di altre notizie fresche, iniziamo il 2017 aggiornandovi sulla composizione del nuovo Gruppo Residente.

Il Gruppo Residente di quest’anno, infatti, si presenta completamente rinnovato: troviamo Anissa Renner alle pulizie, Jacopo Mottironi al bar, Katarina Janošević al servizio, Lara Aurelie Kopp-Isaia e Viktor Segersäll in cucina, Luca Casale e Olga Ithurburu in ufficio, Martino Bisetti come jolly (colui che lavora in diversi settori, a seconda della necessità) e Nicos Ohse in manutenzione. Ad affiancare Malte Dahme nel lavoro della vicedirezione, è tornata ad Agape Sara Marta Rostagno. Al momento, sono rappresentate nel Gruppo Residente quattro nazioni differenti: Germania, Italia, Serbia e Svezia. A loro e a tutti i volontari e le volontarie un augurio di buon lavoro.

Ringraziamo di cuore chi ha fatto parte del Gruppo Residente fino a settembre 2016 per il servizio svolto e per le energie spese: Caterina Lo Presti e Lillo Galloro in cucina, Claire Sofi in pulizie, Daniel Kupffer e Giovanni Jarre in ufficio, Jakob Rauber in manutenzione, Kateryna Tolmachova in servizio, Lucia Díaz Tárraga come jolly e Merle Hoffmann al bar.

La Redazione di Agape Immaginaria

Campo invernale: perché sempre film?

Guardare un film è così abituale da sembrare scontato. Eppure ogni volta che passiamo una serata davanti a una pellicola succedono tante cose: ci facciamo domande, pensiamo alla nostra vita, immaginiamo storie possibili anche se fantastiche.

Costruire un intero campo per adolescenti intorno a un film può sembrare un azzardo, ma è una sfida che permette di confrontarsi con la nostra fruizione quotidiana di forme d’intrattenimento. Questa azione critica porta a prendere in considerazione una varietà di temi difficilmente avvicinabili in un contesto diverso. Ogni film ha una propria voce, uno specifico punto di vista sul modo in cui alcune tematiche vengono narrate e quindi percepite dalla nostra società. Analizzando un film, quindi, non ci si pone solamente il problema del ‘Cosa’ ma anche del ‘Come.

L’ampiezza e la complessità dei temi che un film può offrire è particolarmente evidente durante la preparazione del campo che comincia sempre con un momento durante il quale ogni membro della staff mette in tavola le sensazioni e i significati che ha trovato nella pellicola. Questo lavoro di condivisione e analisi è molto importante, proprio per mettere in luce come un’opera artistica possa parlare in maniera diversa con ognuno di noi.

Questa modalità di costruzione del campo, nata come un esperimento, continua a dare ottimi risultati, soprattutto per la particolare struttura del campo invernale. Lavorare con un film permette di costruire un immaginario e un linguaggio comune più velocemente, di immergersi immediatamente nel cuore dei temi e di creare un percorso che seppur breve riesce a trovare sempre un punto d’arrivo. Quel che può variare è l’interpretazione che ciascuno dà allo stesso racconto.

Tra staff e campisti/e, durante un invernale, ci sono normalmente una decina d’anni di differenza di età ed è evidente che si abbia uno sguardo diverso sulla vita. Questo aspetto è la grande difficoltà e contemporaneamente la grande ricchezza del campo. Non sono molte, nella vita quotidiana, le occasioni che un adolescente ha di confrontarsi con degli adulti al netto di una sostanziale differenza gerarchica. E questo è altrettanto vero al contrario.

Così, per sei giorni l’anno, guardando lo stesso film e ascoltando la stessa storia possiamo incontrarci per riflettere e parlare alla pari della realtà attorno a noi, uscendone tutti e tutte arricchiti/e.

Quindi, squadra che vince non si cambia. Ci si vede, un film, il prossimo inverno!

Francesca Gatto e Jacob Zucchi
Staffisti del campo cadetti 3 – Invernale