Quando un cadetto diventa maggiorenne

Foto di Dominyka Kukuryté
Foto di Dominyka Kukuryté

Agapini, agapine, vorrei raccontarvi la recente esperienza alla quale ho preso parte, il Campo Campolavoro, o Campo Capolavoro, come mi piace chiamarlo.
Dovreste sapere che, quest’anno, nel CCL il sottoscritto era senza ombra di dubbio il più giovane, fresco dei suoi diciotto anni (e anche il più ingenuo, ma questi sono dettagli).
Mi è stato chiesto di fare un piccolo report per Immaginaria in quanto, essendo passato direttamente dal Campo Cadetti all’esperienza del Campolavoro, sono rimasto molto colpito da una realtà che ancora non conoscevo, nonostante i miei dodici anni di assidua frequentazione di Agape.
Quello che posso dirvi, rivolgendomi soprattutto ai cadetti e alle cadette che leggeranno questo numero, è che non c’è percorso più naturale e piacevole, all’interno della vita ad Agape, di quello campista-campolavorista. In parole povere, quest’esperienza mi ha profondamente cambiato, in particolare (ovviamente) nel modo in cui ho sempre visto Agape come centro ecumenico: passare dall’essere campista, cioè “utente” di Agape, all’essere un volontario, una di quelle persone che ad Agape hanno donato la propria voglia di fare, le proprie forze e le proprie passioni, come Agape ha donato loro la possibilità di conoscersi, di imparare e di collaborare, è stata una delle decisioni più naturali che io abbia mai preso.

Non conoscendo ancora nulla di questa faccia del mondo della nostra amata “borgata” – e senza la sicurezza di poter incontrare volti più noti che ignoti, come poteva avvenire durante i Campi Cadetti – ho deciso di iscrivermi al CCL e poi di trattenermi un’altra settimana nei dintorni di Ghigo di Prali per fare qualcosa della mia estate altrimenti priva di impegni.
Il tema del CCL di quest’anno era l’auto-organizzazione, una parola di cui chiunque conosce il significato ma della quale non tutti/e comprendono l’applicazione. Come a ogni campo, la staff ci ha accompagnato in questi sei giorni indirizzando le nostre attività e coordinandoci nei momenti di lavoro, così da poter avere sessanta efficientissimi/e campolavoristi/e in grado di aiutare la struttura dove più ce n’era bisogno.
Come a ogni campo, le attività di dibattito e confronto non sono mancate, tant’è che molti non riuscivano più a distinguere la fatica dovuta al lavoro manuale da quella dovuta al “troppo sforzare” le menti… ma quello che voglio raccontarvi non è solo questo. Vorrei raccontarvi di come, appena arrivato, senza neanche il tempo di rendermene conto, ho incominciato a riconoscere i volti di quelle persone che ad Agape ci sono sempre state, anche quando per me esistevano ancora i “luoghi proibiti” e la terza casetta era solo un miraggio.
Vorrei raccontarvi di come, dopo solo qualche giorno, l’autorganizzazione alla quale si aspirava era praticamente andata a farsi benedire, ma anche di come l’abbiamo recuperata con fare da maestri/e. Vorrei raccontarvi di come ho conosciuto qualche angolo di mondo per me troppo lontano spostandomi da casa mia soltanto con un’ora e mezza in macchina. Vorrei raccontarvi di come, anche se tutte persone adulte, un paio di regole qua e là fanno sempre bene, e di come infrangerle ti faccia sentire in colpa tanto quanto durante un campo cadetti/e. Vorrei raccontarvi di quante cose sono riuscito a rompere e di quante poche sono riuscito ad aggiustare, ma nonostante tutto, vorrei che qualcuno vi raccontasse di come il mio essere un poco incapace mi sia stato perdonato. Ma, se vi raccontassi tutto, potrei rovinarvi la sorpresa che troverete la prossima volta che verrete a vedere coi vostri occhi quello che capita al CCL.

Quindi, spero che questo piccolo report abbia funzionato da “aperitivo”, e che abbia stuzzicato la vostra “fame” e la vostra voglia di venire a scoprire che cosa vuol dire diventare parte del cuore pulsante di Agape, senza troppe pretese e con tanta voglia di fare e scoprire, perché da fare ce n’è – sempre e comunque – e da scoprire ancora di più.
Un consiglio? L’inglese maccheronico è il miglior modo per attaccare bottone.

Davide Mancini

Fare campolavoro accanto ai bambini

Per l’inizio del nuovo anno vi regaliamo un articolo uscito sull’ultimo numero di Agape Immaginaria in cui Laura, giovane campolavorista, racconta la sua esperienza di lavoro durante i campi per bambini.

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Foto di Michele Comba

Sono arrivata ad Agape una settimana prima dell’inizio dei campi dell’estate. Era la mia prima esperienza estiva lassù e, venendo da Torino, mi rilassava tanto: le montagne, l’aria pulita, il panorama e soprattutto la tranquillità e il silenzio; tutto ciò che si sentiva erano gli uccelli, le mucche e il vento. Poi, dopo una settimana, questo silenzio è finito: sono arrivati i bambini del campo Precadetti/e 2. Pensavo che loro e il rumore che facevano mi avrebbero spaventata ma invece no: finalmente ho potuto vedere Agape davvero viva, animata dal gioco e delle risate dei bambini.

Penso che Agape sia fatta per questo: un luogo per dare spazio a bambini/e e adolescenti ma non solo, dove grandi e piccoli/e possono esprimersi, giocare e trovare se stessi/e lontani/e dalla scuola, dai genitori e da tutto ciò che, a volte, lega o vincola…
Per questo mi è piaciuto fare campolavoro durante questi campi: ho visto la vita, la felicità e tutte le emozioni, senza filtro e senza maschere, sui volti delle campiste e dei campisti. A volte li ho sentiti parlare: stavano già pianificando l’estate prossima, per rincontrarsi tutti e tutte ad Agape e non vedevano l’ora di tornare in questo posto magnifico! Ciò mi ha reso felice: mi sono sentita un piccolo pezzo del “puzzle” enorme di Agape e ho avuto la possibilità di modellare e allestire un po’ della loro estate col mio lavoro, sapendo che alla fine di ogni campo c’erano tanti e tante che sarebbero tornati/e molto felici a casa.

Laura Donadio

La comunicazione IN Agape

Concludiamo questa serie di domande sperando che siano state uno spunto interessante anche per chi non ha partecipato alla “diretta” del 30 agosto, ma ha partecipato qui, sulle pagine del sito. Ogni commenti ricevuto è stato prezioso e speriamo che la comunicazione bilaterale attraverso il sito si sviluppi sempre di più! L’ultima domanda riguarda una questione interna:

La comunicazione tra tutte le parti di Agape è necessaria?
È stata rilevata la natura duplice di questo tipo di comunicazione: per essa si intende tanto lo scambio di informazioni necessario al funzionamento di Agape come struttura ricettiva, quanto ciò che dona al Centro la propria peculiarità, nei termini di ascolto, comprensione e scambio. Si è lamentata la mancanza di una spiegazione del progetto di Agape in alcuni campi e come questa mancanza ne abbia minato l’atmosfera generale: chi arriva per la prima volta affronta alcune difficoltà per entrare nei meccanismi e nel linguaggio di Agape: la presentazione del progetto dovrebbe essere, quindi, un momento istituzionalizzato anche nei campi adulti.

Sebbene si sia tutti e tutte d’accordo sulla necessità della comunicazione fra le parti, alcune persone rilevano un’insistenza eccessiva su questo bisogno, che ha come conseguenza l’allungamento dei tempi decisionali, in attesa che tutti e tutte esprimano la propria posizione.

Il linguaggio agapino

Continuiamo con la pubblicazione di alcuni interessanti spunti estrapolati dalla discussione svoltasi all’AAACE 2014. Questa settimana ci concentriamo sul linguaggio Agapino domandandoci se…

Esiste ancora un linguaggio prettamente agapino?
Come linguaggio agapino alcuni intendono anche in senso lato un tipo di approccio, di ascolto e di relazione verso l’altro che è tipico di Agape e l’assemblea era omogeneamente divisa su questa questione. Alcuni sostengono che le modalità quotidiane di Agape forse un tempo potevano essere considerate molto all’avanguardia come per esempio il linguaggio inclusivo, dopodiché, a oggi, per fortuna, moltissime modalità di ascolto, di accoglienza e di accettazione dell’altro si trovano anche fuori, in altre realtà e in altre dimensioni e quindi non c’è un linguaggio prettamente agapino perché il vivere agapino lo si trova anche fuori di Agape e deve essere portato fuori di Agape, perché questo linguaggio deve far parte di noi nella pratica di ogni giorno. Si può apprendere ad Agape, ma non deve rimanere prettamente di Agape. Dall’altra parte dello schieramento non si vuole negare l’esistenza di modalità di linguaggio agapine anche al di fuori di Agape, ma questo non impedisce di parlare di un linguaggio agapino. Inoltre Agape è una comunità e il linguaggio costruisce un’identità della comunità e quindi è vero che esiste un linguaggio agapino perché fa parte dell’identità agapina. In risposta però si sostiene che allora così bisognerebbe parlare di linguaggio di campo perché ogni campo crea una propria identità e un proprio linguaggio e si rischia di arrivare ad una situazione troppo specifica. Un fattore da prendere in considerazione è anche la propria esperienza personale ad Agape perché chi ha cominciato fin da bambino a frequentare Agape, riconosce un certo linguaggio agapino perché è lì che l’ha imparato, mentre altre persone che invece hanno una storia più breve, sentono una certa mancanza di qualcosa, ma per quanto riguarda il linguaggio riconoscono che alcune cose le avevano già imparate da altre parti.

Quando invece il discorso si concentra più che altro sul lessico, allora la fazione del sì si ripopola un pochino, alcune parole come la staff e il servizio creano un poco di incomprensione in alcuni contesti rispetto a qualcosa di cui si sta parlando: se si racconta un fatto agapino spesso la gente attorno che ascolta non capisce nonostante sia un gruppo di amici perché si cerare proprio un’incomprensione di tipo lessicale.

La comunicazione intergenerazionale

Ed eccoci con il nostro appuntamento settimanale sulla comunicazione. La domanda della settimana riguarda la comunicazione intergenerazionale: è possibile, non è possibile… Boh!?! Dicci cosa ne pensi!

La comunicazione intergenerazionale è possibile solo al campo Genitori e Figli?
Soltanto due persone si sono dichiarate d’accordo con questa frase perché, pur auspicandosi la possibilità di questo tipo di comunicazione, rilevano che, per ora, ciò non è stato possibile. A sostegno di questa tesi, sono stati portati gli esempi dei campi intergenerazionali invernali, del campolavoro che raramente favorisce lo scambio tra generazioni differenti, sviluppando un’egemonia del gruppo dei più giovani a discapito degli altri, e dei campi internazionali dove spesso si creano gruppi divisi per nazionalità e lingua. Dall’altra parte, invece, si sostiene che una comunicazione intergenerazionale avvenga costantemente, ad esempio fra campisti/e minorenni e la staff. Tutti e tutte convengono sul fatto che non ci sia un momento istituzionalizzato per la comunicazione intergenerazionale ad Agape: in passato, ad esempio, i campi giovani erano un’occasione di questo tipo.

Un altro modo di intendere la comunicazione fra generazioni è quello di proporre campi per minori su temi, anche storici, che appartengono più a un’altra generazione. L’attenzione posta ai temi ha fatto emergere l’esigenza di proporre campi tematici, senza preclusione d’età, riguardanti argomenti di interesse davvero trasversale.

Il passaparola ad Agape

Il 31 agosto si è svolta l’annuale assemblea degli amici e delle amiche di Agape Centro Ecumenico (AAACE); il tema di quest’anno era la comunicazione. Dopo alcuni giochi a tema, il pomeriggio è stato dedicato alla discussione, condotta nella forma tipicamente agapina del gioco di schieramento: a un’affermazione, spesso provocatoria, la platea deve rispondere schierandosi a favore o contro; a questo punto comincia la discussione e ogni fazione cerca di convincere il maggior numero di partecipanti.

A partire da questo articolo per quattro lunedì alle 14 pubblicheremo qui un riassunto di ciò che è emerso durante il dibattito, sperando così di portare la questione anche al di fuori delle mura del centro e coinvolgere così anche chi alla AAACE non è riuscito/a a venire. Vogliamo che il sito sia potenziato e sfruttato come forum aperto attraverso i commenti che si possono pubblicare in risposta agli articoli con l’obiettivo di migliorare la bilateralità della comunicazione di Agape e aprire un canale per interfacciarsi a distanza con il centro.

Questo il primo spunto di riflessione:

Il passaparola è l’unico modo di comunicare Agape e farla conoscere?
La maggior parte dei/lle partecipanti si è dichiarata assolutamente contraria: la parola è spettata, quindi, alle poche persone che condividevano la frase, le quali hanno sostenuto che nulla sia tanto efficace quanto la comunicazione tramite il passaparola di chi ha vissuto direttamente l’esperienza di Agape. Per contro, è stato portato l’esempio dei molti flyer e volantini stampati dai campi Gay, Genitori e Figli/e e Lesbico che, secondo l’opinione dei più, hanno incrementato il numero dei propri iscritti. Per il campo Gay, ad esempio, la stampa di materiale promozionale ha risolto l’ostacolo, molto sentito nel mondo omosessuale, di partecipare a un campo in un “Centro ecumenico”. Il fronte dei sì ha ribattuto, tuttavia, che anche la consegna di volantini è più efficace se accompagnata da una piccola spiegazione da parte di chi ad Agape c’è già stato/a. La redazione di Agape Immaginaria ha portato poi l’esempio della proposta ricevuta da parte della Chiesa valdese di Milano, in seguito a un articolo pubblicato su queste pagine, per una possibile collaborazione nel progetto di certificazione sull’eco-sostenibilità “Gallo Verde”.

Si è cercato, a questo punto, di distinguere tra comunicazione nel senso di promozione e comunicazione come informazione a proposito di ciò che ad Agape si fa, riconoscendo in quest’ultima accezione una mancanza di bilateralità che favorisca la discussione e la proposta: il sito, che potrebbe essere sede privilegiata di questo scambio, è giudicato povero, poco aggiornato e statico.

Voi cosa ne pensate?

AGAPE BLU: Chi ben comincia è a metà dell’opera!

DSC00362Nel calderone di Agape ribollono sempre innumerevoli voci, idee, proposte, pensieri: ognuno e ognuna di noi vede tra le mura di questa straordinaria architettura in legno e pietra il potenziale per la realizzazione di un nuovo campo, di un sensazionale evento, di un interessante incontro o di un indispensabile progetto ai fini di un miglioramento e potenziamento del nostro amato centro. In questi termini ha preso il via l’anno scorso un progetto a nome “Agape blu”: un progetto per potenziare, valorizzare e ripensare le pratiche ecologiche nelle mansioni quotidiane del mantenimento del centro e di casa residenti.

La proposta iniziale era articolata e ambiziosa e prevedeva tre passaggi fondamentali. In principio era necessario prendere coscienza e conoscere praticamente quali fossero già le scelte ecologiche che Agape ha fatto e comunicarle agli/lle ospiti del centro; in seguito capire in quali aspetti o settori Agape poteva adottare soluzioni ecologiche e trovare il modo per applicarle; infine portare la proposta al di fuori di Agape, nel territorio vicino, esponendola ad altre strutture ricettive, nel tentativo di creare una rete di “soggetti ecologici” che si presentasse ai fruitori esterni proprio valorizzando gli aspetti dell’ecologia e della sostenibilità, nell’ottica di una sorta di autocertificazione alternativa.

Ad Agape più che altrove vale il detto “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: per avviare un lavoro di gruppo è necessario condividerlo con chi di Agape si occupa in via ufficiale e con chi Agape la vive tutti i giorni, ma soprattutto è necessario trovare le persone che di quel progetto si interessino, ne vogliano fare parte, che abbiano tempo e fantasia per svilupparlo e realizzarlo. L’idea di rendere Agape una struttura di accoglienza più ecologica e il più sostenibile possibile, andando a lavorare sugli aspetti più quotidiani della vita del centro, ha acceso gli entusiasmi soprattutto del gruppo residente 2012-2013 ma non solo, e alcune piccole grandi cose sono state fatte.

Chi di voi è passatodalle nostre parti durante l’estate avrà sicuramente notato la novità più rivoluzionaria e più evidente: i tovaglioli di stoffa! Dopo aver con cura ritagliato e cucito portatovaglioli in vari colori (un grazie gigante a Marinella!), ad Agape ci si è potuti portare il tovagliolo da casa; riporlo a ogni fine pasto nei suddetti portatovaglioli forniti dal centro e, a fine settimana, rimettere il tovagliolo insieme con le altre cose nella propria valigia. Ma non finisce qui: abbiamo sostituito la carta con la stoffa anche per quanto riguarda i sacchetti del pic-nic: ora i campisti e le campiste ricevono deliziosi sacchetti rosa o a fiori contenenti le scorte per la gita in montagna. Altre grosse novità hanno riguardato la cucina e il bar, settori in cui, nell’ambito della ricerca di nuovi prodotti, si è deciso di fare scelte importanti: per tutta l’estate ai campi sono stati serviti chili e chili di pasta biologica e al bar sono comparsi gelati, succhi e qualche snack di produzioni piemontesi, senza dimenticare il piccolo angolo espositivo per sponsorizzare gli assorbenti lavabili e la coppetta mestruale.
Sono sempre più numerosi in tutta la struttura i bidoni per la raccolta differenziata, anche fuori da tutte le casette e nelle presentazioni dei campi si è deciso non solo di valorizzare queste nuove abitudini, ma di ricordare anche quelle già in uso: poca carne nei menù settimanali, ricerca di prodotti stagionali e locali e raccolta differenziata con i resti alimentari separati destinati alle stalle di Prali.

Tutto questo lavoro rende solo la metà senza la giusta informazione a tutti e tutte coloro che visitano il nostro centro, non solo durante l’estate: il campo cadetti/e di luglio ha messo a disposizione di Agape la propria fantasia e le proprie abilità di marketing e design per creare, durante l’attività di presentazione di Agape, dei pannelli informativi che mettano in rilievo tutte le pratiche ecologiche di ogni settore: dall’attenzione ai dosaggi di ogni prodotto delle pulizie alla presenza di prodotti equo e solidali al bar, dall’attenzione nell’accensione e nello spegnimento di ogni macchinario della cucina o del servizio all’utilizzo di carta di recupero in ufficio. Insomma, adesso anche gli ospiti o le campiste più distratte avranno più di una occasione per informarsi.
La nuova attenzione a questi temi è stata accolta anche dai cadetti e dalle cadette di fine giugno che, con un partecipato laboratorio sullo spreco alimentare, hanno proposto ad Agape alcuni stratagemmi utili per riutilizzare il cibo avanzato o per promuovere prodotti del bar a rischio scadenza. Il salone è stato invaso da volantini con spot ingegnosi ed efficaci: un esempio per tutti: “Taste the waste!”

Insomma, il progetto Agape blu è, in realtà, un percorso di consapevolezza, di presa di coscienza, ma anche di apprendimento che comincia da ognuno e ognuna di noi. Se un campolavorista sa come dosare il detersivo nell’acqua, se un ospite si ricorda di spegnere la luce quando esce dalla stanza, se un campista chiude l’acqua del rubinetto appena finisce di usarla, se una staffista tutte le volte che le è possibile usa la raccolta differenziata, allora Agape blu funziona. Sponsorizzare e valorizzare queste pratiche è parte del lavoro del gruppo che concorre alla realizzazione del progetto.

Molto è, dunque, il lavoro che è stato fatto, ma molto può essere ancora fatto. Siamo appena all’inizio e quest’autunno ha già visto una prima riunione del rinnovato gruppo per Agape blu, che ha tracciato le linee del nuovo lavoro alla ricerca di percorsi di rigenerazione, proponendosi ricerca, potenziamento della comunicazione, spunti di agricoltura e la redazione di un’analisi ambientale. Naturalmente tutte le collaborazioni sono ben accette e gradite, per essere messi in contatto col gruppo di lavoro è sufficiente scrivere all’ufficio di Agape.

 

La vita ad Agape

Pubblichiamo un articolo uscito sull’ultimo numero di Agape Immaginaria in cui Charlotte, diciannovenne tedesca, racconta la sua esperienza di un anno di residenza.

Foto di Dominyka Kukuryté
Foto di Dominyka Kukuryté

Ogni volta che ho provato a racontare ai miei amici e alla mia famiglia in Germania il luogo dove sono stata l’anno scorso, é stato molto difficile. Certo, si puo spiegare Agape semplicemente cosi: un Centro Ecumenico, a 1600m d’altezza nelle montagne, circa 5 minuti a piedi da Prali e 1 ora e mezzo di viaggio in macchina, oppure 3 ore in pullman da Torino. Di solito si pulisce e si cucina e per il tempo libero ci sono solo gli altri Residenti, un supermercato, un pub, una pizzeria e un sacco di neve. Ovviamente tutti mi hanno fatto domande come: “Ma non é noiosissimo lá su, povera?” o “Non ti senti sola tutto il tempo?”. Chi conosce Agape guarderebbe i curiosi con irritazione e forse li considerebbe con poco riguardo, ma bisogna pur essere indulgenti con chi non sa. Nonostante l’iniziale descrizione sia corretta, non é al altezza della idea di Agape e della sua veritá.

Non si é mai veramente da soli, se non si vuole esserlo e cosi non é per niente noioso. C’é sempre qualcosa da fare, sopratutto quando c’è un campo e ogni metro quadrato vibra di musica, di voci, di passi delle persone, di vita. Si lavora in gruppi, si supera il tempo con musica e con le chiacchiere, ogni lavoro è molto piu divertente quando viene condiviso con una persona simpatica. Oltre a lavorare c’é sempre anche il tempo per giocare, per festeggiare e per parlare ancora di piu.

Nel tempo senza campi, la vita é molto piu tranquilla, ma non meno emozionante. Il gruppo Residente é da solo ad Agape, si impara a conoscersi, si cresce insieme, si trovano nuovi amici, una nuova famiglia, si fanno molte esperienze nuove ed intanto ci si diverte un sacco con feste in maschera spontanee, serate film e cena con tutti quanti.

Agape é molto di piu, è difficile da capire e da spiegare a parole. Anche adesso che sono già tornata in Germania e ho iniziato a studiare, è ancora difficile. Ha qualcosa di tutti quelli che ci sono passati, che non ti abbandona mai, che ti fa sognare Agape, egualmente con occhi chiusi o con occhi aperti, qualcosa che non si puo dimenticare mai.

La cosa speciale é ovviamente la magia particolare del luogo, le montagne meravigliose attorno ad Agape, a volte spigolose e aguzze, a volte delicatemente ondulate, da metà ottobre ricoperte di neve, da fine maggio quando lentamente riverdiscono, e sono cosi splendide che in un anno non sono riuscita ad abituarmi a questa bellezza. Poi naturalmente la struttura, il Salone che é il cuore di tutto, dove c’è la vita mentre ci sono i campi, le casette e la casa residenti, dove ho vissuto e che in modo particolare definirei come il mio “a casa”. Ma la cosa veramente speciale che caratterizza Agape, sono le persone che ho incontrato, l’affetto, il fatto che tutti, indifferentemente dalla nazionalitá o dalla sessualitá vengono acettati senza complicazioni nella comunità di Agape, domina un consenso comune, come meglio non si potrebbe desiderare per tutta la popolazione del mondo. Questo spirito speciale influenza tutti quelli che si avventurano sul terreno Agapino, strappa un sorriso sulle labbra di tutti e fornisce la dose necessaria di coraggio e di consapevolezza nei cuori di tutti per poter parlare con altri, per conoscersi, per farsi coinvolgere nei discorsi e inoltre per ritrovare e ridefinire di nuovo. É questa atmosfera che regna tra i grossi muri di pietra e pavimenti di legno cigolanti, che rende così difficile spiegare Agape. Probabilmente nessuno riesce a trovare le parole giuste, si deve vivere quest’esperienza in prima persona, per capire il fenomeno di Agape!

Charlotte Lorenz

ALLA LUCE DEI FATTI – Uno sguardo sull’estate 2013

Si sono ormai aperte le iscrizioni per i campi estivi 2014, vi proponiamo, quindi, una bella panoramica di quelli del 2013, per stuzzicare i curiosi, per aiutare le indecise e per tutti quelli/e che hanno voglia di scoprire quello che succede nei tre mesi più incredibili della vita del centro!

Foto di Dominika Kukuryté
Foto di Dominyka Kukurytè

Adesso vi raccontiamo un fatto: a Tullio Vinay piaceva pensare che Agape fosse un luogo simile a una piazza, un crocevia; a noi piace aggiungere che questo luogo è complesso e aperto alle novità, alle proposte, alle discussioni su “come fare cosa, quando, con chi e perché”. Negli anni, questo luogo ha avuto una propria evoluzione di istanze e modalità, nelle possibilità e nelle regole, perché vive dell’incontro fra persone che ne animano l’esistenza: campolavoro, residenza, staff, persone che frequentano i campi, che tengono laboratori, che fanno traduzioni, visite, che costituiscono i comitati e gente che va e viene, senza dimenticare imprevisti o “fuori programma”. Ecco la ricetta dell’estate agapina, prodotto di tutte queste relazioni, periodo in cui tutti questi rapporti si intensificano, prendono forma in progetti personali e comuni, si aprono alla loro piena realizzazione, dopo essere stati discussi e pianificati. Ed ecco una carrellata dei campi dell’ultimo anno, una mappa – parola che ad Agape piace molto – “on the rocks” , come a dire a freddo e in picchiata dall’alto. Ma prima di parlare dell’estate, facciamo un passo indietro…

Nel periodo di Pasqua il Campo Lesbico, dal titolo “Wrestling Lesbians”, ha riguardato i conflitti e le passioni tra donne. Il bel tempo ha permesso un corso di arrampicata sull’albero (si, solo uno!). Tra le attività svolte all’interno, c’è stata anche una sessione di yoga in salone e, per l’occasione, si è mantenuto il più assoluto silenzio, cosa che capita così raramente ad Agape… Il campo è stato un successone, continuate così!

L’estate si è aperta col campo Precadetti/e 2 (III, IV, V elementare), che ha navigato tra favole e storie per comprendere meglio la lotta tra i buoni e i cattivi: chi sono? Sono veramente quello che sembrano? Chissà se lo sapremo mai…

Il Cadetti/e 1 (scuole superiori) ha provato sulla propria pelle gli effetti della crisi, munendosi di tessera annonaria, in fila per ottenere…un fantastico piatto di patate e verdure lesse: è incredibile come, alla fine del pasto, siano rimasti avanzi nei pentoloni!

Il Cadetti/e 2 ha avuto come titolo “Guarda dietro l’angolo”: le reti e i marchingegni digitali sono entrati nella vita comune solo da pochi anni, oggi le distanze tra i luoghi sembrano realmente accorciate grazie alle tecnologie e tutto – o quasi – pare a portata di mouse (o touch screen). E vai col gioco di schieramento: cos’è realmente vicino e cosa realmente lontano?

Il campo Genitori & Figli/e è riuscito a trasformare delle patetiche calze, dotate di buchi così vistosi che parevano impossibili da rammendare, in fantastici animali e personaggi colorati, grazie all’uso di bottoni, tappi, filo e non ultima tanta fantasia! Il campo ha tratto ispirazione dall’inesauribile patrimonio delle favole, e non si è fatto mancare danze in cerchio e nottate al chiaro di musica…’sti genitori tirano fino a tardi eh…!

Il Campo Gay ha avuto il piacere di ospitare un evento che viene organizzato soltanto una volta ogni cinque anni. L’iniziativa serve a raccogliere fondi per il centro – e a divertirsi un mondo. Si ringraziano i partecipanti e si invitano i lettori a non preoccuparsi…E’ un’iniziativa più che benefica. Il campo, dal titolo “We have a dream”, ha scartabellato sogni, speranze e progetti per il futuro. Un campo, diremmo, intergenerazionale, che come al solito lascia la sua mitica e artistica impronta negli spazi di tutta Agape.

Ed eccoci qua, a metà estate: il gruppo residente si ricarica, il campolavoro pure, perché, occasione più unica che rara, c’è una fantastica ma brevissima pausa durante l’estate: tre giorni in cui non ci sono stati campi. Questo ha permesso ad Agape di respirare e allo stesso tempo lavorare, facendo qualche attività extra nel centro, con qualche momento di relax in più.

E siamo al Campo Donne, dal tema “Buone pratiche per una buona politica”, che si è occupato di autocoscienza e potere attraverso il tempo. Quest’anno il campo ha lanciato una nuova formula “prima e dopo la gita in montagna”, sempre più in alto, che, fissata a inizio campo, ha permesso a chi avesse ridotte risorse economiche, di raggiungere il campo due giorni dopo dell’inizio effettivo, per uno start ufficiale e meno “faticoso”.

Ed ecco arrivano i campi internazionali, momento sempre gradito ad Agape che, per vocazione e per nascita, viaggia sui binari delle diversità culturali, tessendo relazioni importanti con chi arriva da tanto lontano. Grande aiuto arriva dallo strepitoso hosting committee, che mette a disposizione testa e braccia affinché l’accoglienza ad Agape non venga mai meno.

Un vero terremoto si è scatenato con il Campo Politico Internazionale “Toward Eco-justice: Vision and Praxis”: già, perché è stata sperimentata (chiaramente con risultati non così efficaci) la simulazione di un terremoto durante il gioco di ruolo sul fracking. Il campo ha segnato l’arrivo di tante persone da angoli diversi del pianeta, e di salvaguardia e della giustizia per questa terra si è ampiamente discusso. Gli acrobati Nafsi hanno portato tanta energia, grazie anche all’ormai consueto spettacolo dei loro talenti super dinamici per tutta la gente di Prali sulla piazza del paese, davanti al tempio.

Il Campo Teologico Internazionale “Chiesa del futuro – futuro della Chiesa” si è soffermato sui vecchi e nuovi luoghi del fare comunità, dell’essere chiesa. Ancora le presenze internazionali lo hanno caratterizzato e ne hanno definito la cifra, ma ci sembra che questo campo stia attraversando una fase di ricambio di partecipanti e di staff. Così speriamo possa ripartire alla grande la prossima estate con una staff rinnovata e super international!

Il Campo Campolavoro Internazionale, campo che ha visto una larga partecipazione e un crescente interesse, è un campo piuttosto “giovane” ad Agape e ha un approccio più sperimentale. Infatti, quest’anno ha indagato le gioie e i dolori dell’autorganizzazione, parola non così lontana da Agape stessa, e che ha generato molte discussioni, con punti di vista contrastanti, su ciò che rappresenta e consente, e sulle difficoltà di applicazione che comporta. Davvero un campo degno di nota: assemblee, divisioni dei lavori e dibattiti hanno messo in luce ciò che va ancora scandagliato e sviluppato dal punto di vista organizzativo e che potrebbe essere utile anche per il futuro del centro.

Il campo PreCadetti/e 3, “Il corpo sciolto”, ha permesso di affrontare l’arduo tema del corpo e di un corpo in trasformazione, vista l’età dei e delle partecipanti, con diversi strumenti, come laboratori, riflessioni argute e incontri: tra questi, quello con chi ha sperimentato su di sé cosa voglia dire essere di un genere sessuale ma avere la sensazione di appartenere a un altro; un incontro reso possibile dalla grossa riflessione che da anni Agape porta avanti sulla differenza di genere. Questo campo è sempre super affollato, ma confidiamo che Agape abbia già risolto l’estenuante problema delle noiose liste d’attesa!

Dominika Kukuryté
Foto di Dominyka Kukurytè

AAACE 2013? Sì eccola! Quest’anno ha avuto luogo il primo di settembre e ha visto una gran bella partecipazione. Il tema della responsabilità ad Agape ha avuto il proprio apice di discussione, visto che per tutto l’anno è stato oggetto di ampi dibattiti in tutte le sedi “agapine”. Ci auspichiamo un maggiore coinvolgimento del campolavoro e del gruppo residente ai lavori dell’assemblea, difficilmente realizzabile perché nel frattempo il centro non si ferma: organizzata in questo modo, l’assemblea non consente una reale possibilità di avere voce in capitolo da parte di questi due importanti “pezzi” di Agape… È solo una questione logistica e confidiamo si possa migliorare. Ringraziamo il consiglio AAACE uscente per l’ottimo lavoro svolto e auguriamo al prossimo di fare ancora meglio! Questa assemblea è un’imperdibile occasione per chi ha a cuore – e in tutto il resto – la vita di Agape.

“Uno per tutti/e o tutto per me?” Con gli stratagemmi più impensabili e i travestimenti più ingegnosi, ecco che la staff del Campo Precadetti/e 1 porta avanti la sfida più sfida di Agape: lasciare che le creature vadano lassù in montagna! Non avere paura di stare una settimana senza genitori, vedrai che avrai così tanto da fare e da divertirti che per un po’ non saranno nei tuoi pensieri! A parte gli scherzi come al solito la staff ha coinvolto i/le più giovani presenze agapine in giochi e indimenticabili giornate, comprese strepitose acrobazie! E questa volta lo ha fatto ragionando con loro su un tema che scivola sotto la crisi economica: quello del possesso… Viva il PC1!

Ebbene sì, alla fine dell’estate, dopo una bella festa finale con cena annessa, il gruppo residente si è (quasi) totalmente rinnovato… Facciamo un “in bocca al lupo” (e rispondiamo per loro “viva il lupo!”) a tutte le persone che hanno reso possibile Agape negli ultimi anni per un nuovo inizio… E allo stesso tempo auguriamo una fantastica residenza al nuovo gruppo! È stato bello, alla prossima!

 Manuela Lops e Daniele Falcinelli

Tre mesi di campolavoro ad Agape

Photo by Michele Comba
Photo by Michele Comba

 

Dal primo di giugno fino alla fine di settembre siamo stati ad Agape come Campolavoro. Siamo Simon dal Belgio, Sara dalla Germania e Eugenia dall’Uruguay. Nonostante background e motivazioni differenti, abbiamo condiviso e trascorso questi mesi convivendo e diventando buoni amici, supportandoci all’interno della splendida ma un po’ complicata vita comunitaria di Agape. In questi tre mesi abbiamo lavorato, abbiamo stretto amicizie e le abbiamo viste partire, abbiamo fatto feste, gite in montagna, un sacco di scherzi, giochi, notti passate a guardare le stelle (il cielo stellato sopra Agape è meraviglioso), sudoku, caffè, danze, canzoni. C’era sempre la musica; dovunque qualcuno con cui passare un po’ di tempo; le montagne attorno, rendendo ogni singolo momento stupefacente.

Abbiamo avuto una parte di responsabilità nel lavoro di Agape, ovvero pulire, fare il servizio, fare caffè al bar e anche la manutenzione. Lavorare come responsabile di un settore è molto più arricchente che farlo come un campolavorista fra gli altri: era per noi un incentivo ad arrivare in orario e a metterci dell’impegno, così il lavoro aveva più senso! Avevamo modo, così, di stabilire un maggiore contatto con i campisti e le campiste, fossero adolescenti o persone adulte: questo era possibile soprattutto lavorando in Servizio, che consiste nel preparare la tavola prima dei pasti e lavare le stoviglie. Siccome ogni giorno un gruppo diverso di campisti e campiste aiuta il campolavoro in questo settore, è stato molto divertente conoscere tutte queste persone anche attraverso il lavoro comune: in più è stato divertente coordinare una settimana un gruppo di adolescenti e la successiva “ciurma di lavaggio” di adulti. Quasi tutte le settimane c’era una serata di giochi per conoscersi a vicenda o per parlare di alcuni argomenti o per condividere opinioni personali.

Abbiamo avuto la possibilità di seguire dei campi: Simon ha partecipato al Campo Gay, che è stato meravigliosamente diverso da quello che si aspettava: alla fine di ogni giornata, per esempio, c’era un piccolo momento spirituale, che egli ricorderà per tutta la vita. Eugenia ha seguito il Campo Politico e Sara il Campo Teologico. Possiamo davvero dire di aver trovato, in qualche modo, ciò che cercavamo. Per Simon, che era già stato ad Agape in inverno e a Pasqua, quest’estate è stata come voltare pagina e trascorrere un po’ più di tempo con i residenti con cui ha stretto una bella amicizia. E siccome ognuno è sempre un po’ in cerca di se stesso/a, alcuni di noi hanno ritrovato loro stessi/e qui ad Agape, nel modo in cui volevano profondamente, una strada difficile con una bellissima destinazione.

Ora che inizia l’autunno, con un po’ di distanza possiamo dire che ne sia valsa la pena. Quest’esperienza ci ha insegnato un sacco di cose, anche su noi stessi/e: ne siamo usciti/e più forti. Quindi se qualcuno sta pensando di fare campolavoro per tutta l’estate, rispondiamo “fallo, è fantastico!”

Simon Geeraert (Belgio), Eugenia Benech (Uruguay), Sara Richter (Germania)

Tradotto dalla redazione di Agape Immaginaria.